Lo chiamano il Respiro Antico.
È nelle radici, nel vento, dentro di te.
Fai un respiro piano. La storia sta per cominciare.
Alcune giornate erano grigie senza che nessuno le avesse dipinte apposta di quel colore.
Grigie dentro.
Non c’era niente in particolare che andasse storto, nessun evento triste da poter indicare con il dito.
Eppure tutto sembrava un po’ più pesante del solito.
I colori parevano meno vivaci e i suoni arrivavano da più lontano, più cupi, come se un velo invisibile si fosse posato sopra ogni cosa.
Ago si svegliò con una di quelle giornate addosso.
Se ne accorse subito, appena aprì gli occhi nel suo nido fatto di foglie secche e muschio morbido.
Non sentiva entusiasmo nel corpo e non aveva quella voglia di uscire per scoprire cosa il Bosco avesse preparato per lui.
C’era solo un peso grigio e uniforme, simile a una coperta troppo pesante per la stagione.
Ago non fece niente di speciale per combatterlo.
Aveva imparato, attraversando altre giornate simili, che cercare di scacciare il grigiore a tutti i costi poteva renderlo ancora più difficile da sopportare.
Così, invece di obbligarsi ad alzarsi subito, rimase arrotolato nel nido un po’ più a lungo del solito.
Lasciò che il suo corpo si muovesse con la lentezza che quella giornata sembrava chiedergli.
Quando finalmente uscì, camminò piano.
Non aveva fretta di arrivare da nessuna parte.
Non cercò di riempire il tempo con mille attività.
Fece soltanto le cose necessarie: trovò qualcosa da mangiare, bevve un po’ d’acqua al piccolo stagno vicino al nido e si fermò qualche istante quando un raggio di sole riuscì a passare tra le nuvole basse.
Nel primo pomeriggio trovò una pietra piatta, ancora tiepida nonostante il cielo coperto, e si sedette lì sopra.
Non fece assolutamente niente.
Non cercò soluzioni e non si domandò perché si sentisse così.
Semplicemente rimase lì, lasciando che il tempo passasse senza cercare di afferrarlo o controllarlo.
Il grigiore non se ne andò del tutto.
Ma cominciò lentamente ad assottigliarsi, proprio come fa la nebbia quando la si lascia stare.
Mentre era seduto sulla pietra tiepida, Ago sentì qualcosa muoversi nella terra sotto di lui.
Era un movimento lento, ritmico e costante, che percepiva più con il corpo che con le orecchie.
Era il Respiro Antico.
Scorreva in ogni cosa del Bosco, uguale nei giorni allegri e in quelli grigi.
Non cambiava perché Ago si sentiva triste o stanco.
E proprio per questo era rassicurante.
Significava che qualcosa di grande e paziente continuava a esistere anche quando dentro di lui tutto sembrava fermo e pesante.
Quando il sole cominciò a scendere dietro le nuvole, Ago tornò lentamente verso il nido.
Camminando pensò che forse anche le giornate grigie potevano insegnare qualcosa.
Lo costringevano a stare più fermo, ad ascoltare di più e a non riempire ogni momento con qualcosa da fare.
E in quella calma riusciva a percepire cose che, nei giorni pieni di movimento, passavano inosservate.
Come il Respiro Antico, che sembrava farsi sentire più chiaramente proprio quando tutto il resto rallentava.
Arrivato al nido, Ago si acciambellò tra le foglie secche e il muschio.
Sentiva ancora quel respiro nella terra sotto di lui. Era lo stesso del giorno prima e sarebbe stato lo stesso anche il giorno dopo.
C’era nei giorni grigi e in quelli pieni di sole.
Ago capì che non doveva sentirsi in colpa per quelle giornate.
Non doveva obbligarsi a essere sempre felice.
Il Bosco continuava a vivere e a respirare comunque, paziente, aspettando che lui tornasse a sentirsi pronto.
Quella sera il grigiore non era sparito completamente.
Ma era diventato molto più leggero, quasi trasparente, come un velo sottile attraverso il quale si riusciva di nuovo a vedere.
Ago si addormentò con la pace tranquilla di chi aveva lasciato quella giornata essere semplicemente ciò che era.
Sentì il Respiro Antico continuare a scorrere intorno a lui e sotto di lui.
Forse il giorno seguente avrebbe portato colori diversi o forse no.
E, per quella sera, andava bene anche così.
Il Respiro Antico scorre ancora.
Dormi adesso.
Ci vediamo nella prossima storia.
Il bosco veglia su di te.



